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12* Aperitivo Filosofico

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#AccadeOggi - 31 luglio

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Il 31 luglio 1932 nasceva il filosofo americano John Searle
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ESODO 2.0 Mosè, Esodo e cinematografia contemporanea 1. Esodo 2.0 e storia Molti in questo periodo si saranno recati al cinema per vedere l’ultimo film di Ridley Scott: Exodus – Dei e Re ( Exodus – Gods and Kings ). È l’ultima di una lunga serie di riproduzioni cinematografiche di episodi tratti dalla Bibbia. Il più famoso, che ha riscosso un enorme successo anche fra diverse generazioni, fu The Ten Commandments (1956) di Cecil B. DeMille. La versione di Ridley Scott si presenta decisamente diversa rispetto alla precedente, sia per gli effetti speciali utilizzati, sia per la reinterpretazione degli avvenimenti narrati dalla Scrittura. Partendo dal presupposto che entrambi i registi attuano una loro lettura dei fatti, nella versione di Ridley possiamo trovare un non indifferente insieme di errori storici, antropologici e biblici. Non voglio urlare “all’eretico”, quanto fare alcune considerazioni circa il film che invito, comunque, tutti a vedere. Chiunque apra un libro di ...
“PERCHÉ PIANGI?” TI CHIAMA PER NOME “Non ha apparenza né bellezza per attrarre i nostri sguardi. Uomo dei dolori  che ben conosce il patire, disprezzato e reietto dagli uomini. Eppure Egli si è caricato delle nostre sofferenze [1] ” . Il passo appena citato, del profeta Isaia, viene letto dalla Chiesa Cattolica ed Anglicana durante la celebrazione della Passione il Venerdì Santo. In esso il profeta parla della sofferenza del Servo di YAHWEH, che la fede Cristiana identifica con Gesù Cristo. Leggendo oggi queste parole, possiamo vedere come sia facile fermarsi al giorno della Croce. Per l’uomo contemporaneo, immerso nel mare dell’estetismo e del successo mondano, l’Uomo Crocefisso non ha alcuna bellezza che possa attrarre il suo sguardo. La nostra attenzione viene più facilmente attratta da ciò che è bello in apparenza, ma vuoto nel suo significato. L’uomo contemporaneo sembra non esser mai sazio di quella “chiacchera” [2] che non arricchisce di senso e di valore la su...
Una volta si risorgeva! Una volta si risorgeva, e oggi? Parto volutamente con una provocazione all’inizio di queste mie riflessioni che prendono spunto dall’ultimo libro dott. Secondo Giacobbi [1] sul tema “invecchiamento e morte” nella nostra società e da quanto emerso dal dibattito on-line del Caffè Filosofico di Crema. Il tema non è dei più scontati, perché come ha messo in luce l’illustre psicoterapeuta, mentre la vita continua, quasi inesorabilmente, ad allungarsi non si può altrettanto dire della qualità della salute degli ultimi decenni di vita di ogni singolo individuo. Non ho intenzione di fare in questa sede un’analisi medico-scientifica dello stato di salute del paziente medio, né tanto meno fare una previsione economico-sociale delle “cause” che il fenomeno “invecchiamento longevo” provocherà. L’aspetto sul quale mi voglio soffermare è una “componente” molto importante della vita di ogni individuo, un appuntamento al quale nessuno manca, ma un tema di cui non si parla...
TRATTO DALLA TERRA PER ESSERE IL SUO CUSTODE “Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” [1] . È con questa semplice frase che la Bibbia, dopo aver descritto la nascita del mondo per opera del suo Creatore, pone in luce quale sia il compito, il fine ultimo dell’uomo sulla terra: essere il custode dell’intero creato. Un compito molto semplice, perché, nell’ottica del redattore del libro sacro, tutto ciò che è stato creato (umanità compresa) è cosa buona [2] . Tuttavia l’umanità è venuta meno alla sua missione. Perché? Forse per pigrizia? O per un senso di superiorità da parte dell’uomo? Gli alibi dell’uomo Come prima risposta qualcuno potrebbe suggerire che il compito del primo uomo era quello di custodire non l’intero creato ma solamente il giardino dell’Eden, quel mitologico paradiso terreste ove l’uomo non doveva faticare per procurarsi la propria sussistenza ne tanto meno soffrire a causa del Male che in esso non ...